mercoledì, marzo 07, 2012
giovedì, marzo 01, 2012
venerdì, gennaio 27, 2012
BABILONIA TEATRI---THE END--
3. IL BOIA
voglio il mio boia voglio affittarlo prenotarlo
comprarlo ora voglio che viaggi con me
sempre fedele al mio fianco
voglio sia scritto nero su bianco
sono il tuo boia sono il tuo boia
voglio il sigillo del notaio poche parole chiare
non voglio una morte lenta voglio un colpo di pistola
uno solo qui in testa in mezzo agli occhi
la chiamate vita non la voglio non voglio viverla
non voglio vederla non voglio soffrirla
non mi interessa poche parole chiare
non voglio una morte lenta non pensate di fottermi
di aggirami di incularmi lo dico adesso lo scrivo
pago dovrete farlo basta schiacciare il grilletto
voglio un’assicurazione sulla morte sulla mia morte
un’assicurazione contro la morte lenta non voglio corsie
medici orari da rispettare preti da consolare
nessun camice nessuna flebo nessuna siringa
niente macchine tubi elettricità confort pulizia
niente antidolorifici antispasmi cure palliative
niente esperti professionisti tecnici nessuna firma
nessun consenso nessun giudice nessun protocollo
nessuna prassi nessuna cifra
non diventerò el me numero de leto
la me cartella i me esami le me radiografie
le me analisi del sangue
piscio sui vostri ospedali sui vostri ricoveri sui vostri ospizi
piscio sulla vostra ipocrita benevolenza
sulla vostra morale consolatoria sulla vostra religione addomesticata
piscio sul vostro sentimentalismo squallido
sulle vostre maratone della solidarietà sulla vostra falsa pietà
piscio sulla vostra scienza sulla vostra tecnica sulla vostra burocrazia
non mi riciclerete non mi donerete non mi smembrerete
non mi farò tagliare a pezzi non voglio un cuore un rene
un polmone de seconda mano
non sono dorian gray
non sono dorian gray
non sono dorian gray
voglio il mio boia
non mi vedrete con le mutande piene de merda
nuotare nel me stesso pisso
non mi farò lavare da una troia che non sa la mia lingua
non passerò gli ultimi anni col pannolone
non passeggerò con altri vecchi rincoglioniti
mentre voi a casa scopate
non vedrò la vostra faccia di culo una volta al mese
non mangerò sbobba imboccato
non mi alimenterò con una sonda piantata in pancia una flebo in vena
non avrò una sacca piena di piscio attaccata al me leto
non offrirò lo spettacolo del mio cervello che marcisce
non aspetterò che mi si formino le piaghe sul culo
non guarderò la tv parcheggiato in un salone
non conterò i me denti cadere
non ascolterò le urla dei me compagni de stanza
non sopporterò i loro lamenti la loro follie le loro agonie
non li vedrò morire non aspetterò el me turno
non mi farò ficcare in bocca pastiglie di cui non so pronunciare il nome
non ascolterò le vostre rassicurazioni i vostri incoraggiamenti
le vostre bugie le vostre domande sul me stato de salute
non sopporterò il vostro imbarazzo la vostra impotenza
non vi darò la possibilità di recitare la vostra parte
non vi rivolgerò le mie accuse non scaglierò contro di voi il mio rancore
non passerò gli ultimi giorni in una cella addobbata da stanza
non voglio il comodino el taolo la sedia in dotazione
non vivrò in un luogo di cui non ho le chiavi non seguirò i vostri orari
non mi sottometterò alle vostre cure alle vostre statistiche
alla vostra razionalità non obbedirò alle vostre leggi
non accetterò la vostra accoglienza non combatterò nessuna inutile battaglia
non cambierò idea non smetterò di fumare di bere di mangiare
resterò uguale a me steso nessuno vedrà le mie lacrime
le ho sempre versate nel mio buio privato là resteranno
là dove mi chiudo a piangere a godere solo solo piango
solo mi prendo in mano l’uccello
non vi permetterò di strapparmi alla mia solitudine
non vedrò i vostri figli non li alleverò non laverò le vostre pentole
le vostre lenzuola le vostre mutande non vi farò da monito
da presagio da insegnamento me ne andrò senza lasciare traccia
non voglio sporcare perdere inutilmente i capelli diventare ‘no scheletro
versare su camici bianchi la me bile el me vomito
basterà un colpo di pistola uno solo economico veloce
senza controindicazioni per pulire ‘na canna dell’acqua
un getto modesto misurato che non schizzi le pareti
non dovrete assistere non dovrete ricordare
non sarete tenuti al pellegrinaggio delle visite dei saluti delle commemorazioni
non sarò più corpo cenere solo solo cenere nessuno strascico nessun intralcio
niente fiori niente lumini nessun inutile via vai solo quiete
pace vita solo quiete pace vita solo quiete pace vita
mi metteranno in un sacco di gomma mi tireranno fuori dal sacco
non saprete mai chi mi svuoterà
non saprete mai chi mi truccherà
non saprete mai chi preparerà il mio corpo
mi troverete dentro una bara la bara che avete scelto
vestito col vestito che avete scelto
in un’urna l’urna che avete scelto
un prete che non mi conosce officerà il mio funerale dirà a tutti chi ero
cosa pensavo quali sono stati i miei meriti e le miei qualità
un prete che non vi conosce vi consolerà dicendo che dio mi ha voluto
dio mi ha chiamato a dio sono tornato
un prete che non mi conosce mi benedirà mi accoglierà nella chiesa dei papi
non conterà se sarai stato il mio dio non conterà se mi sarò fatto idolo o immagine
non conterà se ti avrò nominato invano
non conterà se avrò santificato la festa
non conterà se avrò onorato il padre e la madre
se avrò ucciso se avrò commesso adulterio
se avrò rubato se avrò detto falsa testimonianza
se avrò amato il mio prossimo
sarà sufficiente che non mi sia dato la morte.
venerdì, gennaio 06, 2012
Il tepore invisibile del respiro
Si spande sopra le tue labbra
Mentre sorridi un arcobaleno.
Voglio essere il tuo respiro
sorvolare le tue guance
esplorare le tue orecchie
esser aspirato dal tuo naso
e diventare risata.
Voglio che la tua vitalità
Mi faccia sentire un idiota.
Voglio sognarti vivere e morire
Come Violetta nella Traviata.
Voglio essere una bocca blu
Tatuata sul tuo ovunque
Per sciocchi motivi che non oso dire
Poi sbadigliando
Sprofondare in un erotico e prolisso
Bacio senza ritorno.
Voglio un opportunità
Facile facile
Da un milione di euro
E poi
Andare in braccio alla mia mamma.
Voglio quello che vuoi tu
schizzare nello sparo d’un sogno migliore.
Si spande sopra le tue labbra
Mentre sorridi un arcobaleno.
Voglio essere il tuo respiro
sorvolare le tue guance
esplorare le tue orecchie
esser aspirato dal tuo naso
e diventare risata.
Voglio che la tua vitalità
Mi faccia sentire un idiota.
Voglio sognarti vivere e morire
Come Violetta nella Traviata.
Voglio essere una bocca blu
Tatuata sul tuo ovunque
Per sciocchi motivi che non oso dire
Poi sbadigliando
Sprofondare in un erotico e prolisso
Bacio senza ritorno.
Voglio un opportunità
Facile facile
Da un milione di euro
E poi
Andare in braccio alla mia mamma.
Voglio quello che vuoi tu
schizzare nello sparo d’un sogno migliore.
mercoledì, dicembre 14, 2011
Natale 2011
della voluttà del vivere,
confidenza di lingue
sciacquate con il Don Perignon
sotto un cielo che nevica se nevica
un Natale stereotipo sociale d’amore.
Prima del capodanno
la coscienza di sé affronta il Natale,
festa dei numerati bilanci
dell’esserci sul Pianeta
per l’umana avventura.
Sua Maestà il Caso, è Babbo Natale,
la Vita, nostra madre.
Babbo Natale: domandami se sono felice!
“E’ faticoso il vivere, ma mi piace“.
I musulmani hanno il Ramadam
per sapere cos’è lo spirito.
Buon Natale fratelli,
sorelle, Umani.
Uffa è rosso, Natale uffa.
Vorrei tagliare la gola ai ricchi,
Silvio escluso,
scrivere con il sangue buon Natale
sulle loro intelligenze,
spiegare la pertinenza dei miei accapo,
uffi è rosa,
liberare i carcerati e abitare un qualcos’altro,
fra mille anni;
e dire che c’era il Natale
un simpatico luccicante sorridere comunque,
sette miliardi di visi con guance da baciare
perché era Natale
e si faceva la fila per vivere
ballare, sciare, brindare.
Stella stellina che brilli lassù
ravviva il tuo lume che nasce Gesù.
martedì, novembre 15, 2011
2006 correva l'anno. REPUBBLICA ITALIANA
Sembra opportuno.
La politica,
tutto l’arco costituzionale,
va sospeso,
per incapacità manifesta
a ripristinare una situazione
di normale virtuosa
amministrazione pubblica.
La dialettica furbesca
che promuove il saccheggio,
la corruzione e quant’altro
con destrezza,
è la politica della politica.
Un bel gigantesco resit
fatto da militari
e da buoni ed appropriati tecnici.
Cos’altro ci resta?
S’è fatto sera
Scusatemi che si sia fatto sera.
sabato, settembre 10, 2011
Però quasi
Ho visto un arcobaleno,
era bellissimo,
più di te non è possibile ,
però quasi.
Ho mangiato un gelato,
meraviglia golosa,
deliziosa quanto te, no,
certe volte, però, quasi.
Ho ascoltato nelle canzoni degli Skiantos
cose ragionevoli
deliziosamente indiscrete,
interessanti più di te non è possibile,
però quasi.
In momenti di deficit di accudimento
ho sognato, con la signorina Ivana Fucklot
l’amore audace,
esplorare con i baci tutti i santi orifizi,
corpo animato elegante, morbido e caldo.
No tesoro, più di te
è impossibile, però quasi.
Sono stato nella merda
puzzava tantissimo
come quando tu fai la stronza.
No fiorellino,
tu che puzzi non è possibile.
Però quasi.
era bellissimo,
più di te non è possibile ,
però quasi.
Ho mangiato un gelato,
meraviglia golosa,
deliziosa quanto te, no,
certe volte, però, quasi.
Ho ascoltato nelle canzoni degli Skiantos
cose ragionevoli
deliziosamente indiscrete,
interessanti più di te non è possibile,
però quasi.
In momenti di deficit di accudimento
ho sognato, con la signorina Ivana Fucklot
l’amore audace,
esplorare con i baci tutti i santi orifizi,
corpo animato elegante, morbido e caldo.
No tesoro, più di te
è impossibile, però quasi.
Sono stato nella merda
puzzava tantissimo
come quando tu fai la stronza.
No fiorellino,
tu che puzzi non è possibile.
Però quasi.
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